 Utente Floodder
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| FIAT-CHRYSLER: CHIUSURA DELL'ACCORDO QUESTIONE DI ORE
NEW YORK - Dopo il via libera della Corte Suprema americana, è adesso solo questione di ore la definizione del passaggio di Chrysler sotto il controllo della Fiat. Secondo indiscrezioni raccolte negli Usa dalla Reuters, le parti sono pronte a chiudere l'operazione entro le 09:00 di oggi ora di New York (le 15:00 in Italia). Il passaggio necessario è un trasferimento di 2 miliardi di dollari di fondi del governo americano ai creditori di Chrysler e tutto dovrebbe avvenire nel corso delle prossime ore.
FIAT ACCELERA IN BORSA, +4,4% - Il titolo del Lingotto guadagna a fine mattinata il 5,92% a 7,87 euro.
LA CORTE SUPREMA DA L'OK ALL'ACCORDO Dopo quattro giorni di febbrili manovre legali la Corte Suprema ha dato dunque senza dissensi luce verde all'accordo Fiat-Chrysler, respingendo il ricorso presentato nel fine settimana da alcuni fondi pensione dell'Indiana. Insistendo che la decisione si applica "in questo caso soltanto", l'ordinanza di due pagine del massimo organo giudiziario degli Stati Uniti ha dato una vittoria ai protagonisti dell'accordo orchestrato dall'amministrazione Obama, affermando che non ci sono gli estremi giuridici per giustificare una sospensione dell'intesa.
La Casa Bianca ha applaudito alla decisione, "lieta che l'alleanza Chrysler-Fiat possa ora andare avanti, permettendo a Chrysler di riemergere come un produttore automobilistico competitivo ed efficiente".
L'ordine spiana la strada alla conclusione della vendita di Chrysler a Fiat entro lunedì 15 giugno revocando il rinvio temporaneo ordinato lunedi' dal giudice Ruth Bader Ginsburg che aveva la competenza territoriale del caso. I promotori del ricorso non hanno risposto all'obbligo di "portare l'onere" di dimostrare che la Corte Suprema doveva esercitare il proprio potere discrezionale e sospendere la vendita della casa di Auburn Hills, si afferma nella motivazione non firmata che ha chiuso la vicenda Fiat-Chrysler alla Corte Suprema.
L'ultima battaglia sull'accordo con cui l'amministrazione Obama sta cercando di far uscire dal guado l'industria americana dell'auto in crisi è stata combattuta ieri a Washington a colpi di memorandum. Gli avvocati della Fiat, dopo che il numero uno della casa di Torino Sergio Marchionne aveva annunciato che "non avrebbe mai abbandonato" la Chrysler, avevano sostenuto che se fosse stata superata la scadenza del 15 giugno fissata dal memorandum di intesa per l'operazione, il Lingotto era intenzionato a ridiscuterne i termini perché il gruppo di Auburn Hills avrebbe avuto un valore decisamente inferiore, dato che perde circa 100 milioni di dollari al giorno. Avevano fatto sentire la loro voce anche i tre fondi pensione dell'Indiana che contestano la vendita facendo notare che non essendoci più "i rischi di un ritiro della Fiat se l'operazione non andrà in porto entro il 15 giugno" non c'era più nessuna ragione di accelerare i tempi. Fiat, Chrysler e Amministrazione Usa avevano replicato contestando questa posizione e osservando che dopo il 15 giugno il memorandum di intesa non avrà più nessun valore giuridico, non potendo neppure essere prorogato.
"Il punto cruciale ignorato dai fondi pensione dell'Indiana é che, se la transazione di vendita approvata dal tribunale fallimentare non andrà in porto entro il 15 giugno 2009, si concluderà in base ai suoi stessi termini", avevano scritto gli avvocati del Lingotto a cui aveva fatto eco il gruppo di Auburn Hills e la Solicitor General degli Stati Uniti Elena Kagan prospettando esiti catastrofici in caso di slittamento: la Fiat sarebbe stata libera di insistere per nuove concessioni come condizione della sua approvazione a una nuova intesa: e in questo caso sarebbe necessario tornare di nuovo al tribunale della bancarotta.
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